riso abbiateseAcqua e terra, questi gli elementi che l’uomo ha saputo sfruttare nella nostra zona e nella vicina Lomellina per la produzione del riso nelle sue numerose varietà. Riso che un tempo veniva coltivato in sommersione, utilizzando l’acqua per tamponare le eventuali gelate tardive, per agevolare la crescita dei germogli e per minimizzare la proliferazione delle erbe infestanti in risaia sfruttando la particolarità fisiologica di questa pianta, ovvero l’aerenchima (tessuto composto da cellule morte che permette di traslocare l’ossigeno alle radici), che le permette di crescere anche in sommersione, come tutte le idrofite. Riso, che una volta, creava posti di lavoro soprattutto per le donne che si occupavano della monda e della raccolta.

 

L’avvento dell’era industriale e lo sviluppo di macchinari agricoli hanno fatto scomparire tutto questo. Un tempo al posto dei pesticidi si utilizzavano i pesci per la rimozione delle malerbe, oggi, erbicidi ed i pesticidi la fanno da padrone, tra questi l’atrazina è stata ampiamente impiegata nella risicoltura determinando fenomeni di inquinamento. In linea con la crescente necessità di risparmio idrico si è passati a coltivare il riso a secco, allagando le risaie solo nel periodo di emergenza della pianta. E’ così che dalla metà di aprile le risaie offrono, come piccoli laghi al tramonto, riflessi e visuali mozzafiato visibili ad esempio percorrendo le statale 626 est-Ticino e fermandosi all’altezza dello svincolo per Ozzero.

 

Questo cereale, che fortemente ha condizionato la crescita agricola della nostra zona, è progressivamente diventato un elemento distintivo della nostra cucina. Nei ristoranti e negli agriturismi della zona infatti, il riso viene servito nei modi più disparati abbinato con ortiche o fragole, o più tradizionalmente alla milanese con salsiccia e zafferano. Tuttavia, se volete dare sfogo alla vostra fantasia, potete cimentarvi nella cucina dei risotti acquistando un sacchetto di qualità carnaroli presso l’agrispaccio della riseria tarantola, situato tra Abbiategrasso e Vermezzo in località La bruciata.

 

Il riso che una volta era fonte di sostentamento per molte famiglie porta con se anche strascichi nel dialetto con il detto: “ma va a mundà il ris” (che letteralmente significa vai a mondare il riso), usato per dire di non esagerare troppo nel raccontar le cose.

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