raneAccendendo la TV ci si imbatte di frequente in stranezze alimentari e non. Vermi e larve a colazione, insetti fritti sui banchi di mercati asiatici e improbabili sopravvissuti che si sono cibati di ogni genere di essere vivente sono i protagonisti di diversi show. Certo alcuni lo fanno per sfida o semplicemente perché il loro collocamento televisivo non potrebbe essere altro che questo. Per tutti gli altri, quelli cresciuti a pane e scorpioni, queste sono semplicemente prelibatezze della cucina asiatica o di altre cucine internazionali.

 

La nostra percezione è però falsata. Noi siamo abituati all'abbondanza delle nostre tavole, agli ingredienti pregiati e genuini allevati o coltivati con cura; non siamo certi soliti ingurgitare stranezze a otto zampe. Ma sarà proprio così? Siamo sicuri che le rane siano poi così diverse da un ragno? In effetti, solo qualche decennio fa, anche nel nostro territorio gli ingredienti erano differenti e molto più vari. Sangue d'oca, rane, papaveri, lumache, luppolo e passeri sono alcuni esempi di una cucina povera che non sprecava nulla.

 

Ma questi elementi come venivano combinati e cucinati per approdare senza timore sulle tavole dei nostri nonni? Le rane, ad esempio, molto diffuse ancora oggi, erano la base di una gustosa minestra. La Minestra cui ran era un piatto che esaltava questi anfibi abbinandoli a verze, riso, lardo, verdure di stagione, sale e acqua. Nella preparazione, identica a qualsiasi altra minestra, a metà cottura venivano aggiunte gli anfibi spellati che regalavano un gusto unico alla pietanza.

 

Se le rane possono essere ancora oggi apprezzate, i papaveri sono decisamente spariti dai campi – si veda alla voce pesticidi – e dalle tavole. Un tempo il Popul era una delizia a base di papavero, burro, aglio e grana grattugiato. I fiori andavano raccolti prima della loro fioritura, quando l'altezza dello stelo è tra i sette e gli otto centimetri. Eliminata la radice, venivano lavati e lessati in acqua salata. Successivamente venivano saltati per alcuni minuti in un tegame con burro, aglio e, a fine cottura, con grana grattugiato.

 

Se i fiori e gli anfibi non hanno sortito gli effetti sperati nel vostro stomaco, siamo certi che il sangue non potrà scardinare le vostre barriere culturali. Abbiamo già parlato del Sang de nimàl, ma non abbiamo accennato al sangue d'oca. Questo era la base per un gustoso tortino a cui venivano abbinati amaretti, latte e sale. Il Turtìn cul sang de l'oca, questo il suo nome in dialetto, veniva preparato con il sangue di un'oca appena sgozzata mischiato al latte e agli altri ingredienti sopra citati. Il tutto veniva cotto a fuoco lento finché non si fosse rappreso.

 

Infine, per lasciarvi con una ricetta che potrete fare tranquillamente a casa vostra senza inimicarvi i commensali, vi consigliamo di usare il luppolo, leurtis in dialetto. Raccoglietene i germogli che crescono in abbondanza lungo rogge e fontanili, lessateli in acqua salata e aggiungeteli alle uova per preparare una gustosa frittata. Presentatela a tutti come una vostra creazione unica e non sfigurerete di certo.

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